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Tuscania e il suo fascino
Toscana, Toscanella…Tuscania: tre nomi in 2900 anni di storia per una delle città più belle e affascinanti della Tuscia laziale.
Un luogo che “meraviglia” ogni volta che lo si visita. Meravigliose le sue basiliche medioevali, il suo centro storico, le sue tombe, il suo tracciato urbano, le sue mura.
Altrettanto meravigliosa la sua rinascita, dopo il terribile terremoto che nel febbraio del ’71 la colpì scuotendola “come i dadi nel bossolo”; a poco più di 30 kilometri da Viterbo, altrettanti dal mare e appena 90 da Roma.
Tuscania, così come la definì Cesare Brandi, “è una città medioevale di incalcolabile valore, neppure inferiore al nucleo più antico di Viterbo”.
Villaggio protovillanoviano (IX secolo a.C.) prima e insediamento etrusco poi, a partire dal I secolo a.C. divenne punto di raccolta di derrate destinate ad approvvigionare Roma, per essere successivamente occupata dai Longobardi nel VI d.C.. San Francesco vi giunse nel 1222. Circa vent’anni dopo fu la volta di Federico di Svevia che la conquistò, abbandonandola a causa del fallimento dell’assedio portato alla città di Viterbo. Inizia così per il centro abitato un lungo periodo di sottomissione alla Chiesa che le impose anche un altro nome: Toscanella. Il nome Tuscania le verrà restituito solo nel 1911. Saccheggiata da Carlo VIII nel XV secolo e sede vescovile fino al 1653, la città è stata infine insignita della “Bandiera Arancione” del Touring Club italiano per la valorizzazione turistica dell’entroterra.
Questa, in sintesi, la storia di un luogo circondato da 3 kilometri di mura che affascinò perfino Pier Paolo Pasolini tanto da giraci il suo Uccellacci e Uccellini. Proprio di fronte alla Basilica di San Pietro, si consumava infatti la metafora della crisi del marxismo della Resistenza e degli anni Cinquanta, incarnata da un corvo parlante – e autobiografico – che tuttavia non si arrende e rintraccia negli Innocenti padre (Totò) e figlio (Ninetto Davoli) i possibili eredi di una verità che non muore: “Io non piango sulla fine delle mie idee – disse il corvo pasoliniano – perché verrà di sicuro qualcun altro a prendere in mano la mia bandiera e portarla avanti! È su me stesso che piango…”.
La Basilica di San Pietro
La Basilica di Santa Maria Maggiore

RASSEGNA STAMPA

06/02/2012
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06/02/2012

 

 
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