 |
Conosci Roma
ARCHIVIO
| La Tomba di Eurisace a Porta Maggiore |  | Est hoc monimentum Marcei Vergilei Eurysacis pistoris, redemptoris, apparet. E un mondo si spalanca ai piedi di Porta Maggiore a Roma; un mondo di 2000 anni fa. Quello degli schiavi divenuti liberti e poi artigiani, commercianti e mercanti, ma pur sempre isolati dalla società che conta, tardo-repubblicana prima e imperiale poi, nonostante tutto. Nonostante, soprattutto, la loro straordinaria forza economica di cui la Tomba di Eurisace ne è uno degli esempi più lampanti, quasi clamorosi; simbolo al tempo stesso delle contraddizioni e delle fratture strutturali che porteranno alla fine dell’occidente romano.
Nel tempo saranno tuttavia loro a vincere, gli Eurisace e i Trimalcione, scavando pazientemente: su su fino al medioevo, dove troveranno protezione e libertà, ex cathedra Petri, fino al XV-XIX secolo quando un nuovo Mondo si impone e i liberti diventano borghesi. Come se la profezia dello Spartacus di Kubrick si fosse avverata…’Ecco la tua vittoria: ricomparirà! ricomparirà!! e saranno milioni’…con Marco Licinio Crasso, Seneca e Cicerone sconfitti dalla storia. Così come sconfitto è stato il “tentativo” di tenere nascosta la tomba di Eurisace. Tant’è vero che Onorio pensò bene di includere questo piccolo capolavoro architettonico all’interno di una delle tre torri che fece costruire davanti a Porta Maggiore. Tentativo fallito, perché nel 1838, abbattuta la fortificazione, il sepolcro, datato 30 a.C., torna alla luce con i suoi 7 metri di altezza e la sua forma trapezoidale. Perduta è invece la facciata principale dove probabilmente si inseriva il rilievo con Eurisace e consorte, Atistia per l’esattezza, conservato oggi nei Musei Capitolini.
Ben visibili sono al contrario gli elementi cilindrici disposti verticalmente, cavi e con la faccia rivolta verso l’esterno, una cornice a mensole e una fascia orizzontale dove è collocata l’iscrizione che ci ricorda l’appartenenza del sepolcro: “Marco Virgilio Eurisace, fornaio, appaltatore, apparitore’. Fornaio e ufficiale di qualche magistrato (apparitore), dunque. Il monumento è infatti un piccolo manuale dove si riportano le fasi del processo di panificazione, i recipienti in cui si impastava la farina, i cesti con cui si pesava il pane. Insomma quegli strumenti che probabilmente permisero ad Eurisace di emanciparsi dalla schiavitù, riscattandosi con un lavoro che l’aristocrazia romana disprezzava e denigrava.
Non solo, ma a guardar bene, la costruzione, con le sue forme e la sua disposizione nello spazio, anticipa l’architettura razionalista, che si affermò in Italia durante il XX secolo.
|
|
|
|
 |
 |