Liberiamo le donne, combattiamo il racket, ma anche la cultura maschilista
La prostituzione – dicono – è il mestiere più antico del mondo. Non so dire quanto questo detto “popolare” sia fondato. So però, che se questo fosse vero, significherebbe che la prostituzione è la più antica forma di sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Anzi, dell’uomo sulla donna. E forse, se la prostituzione è il più antico mestiere del mondo, è anche perché da sempre viviamo in una realtà declinata al maschile e basata sulla cultura della sottomissione della donna.
La mia storia, la mia biografia e, soprattutto, la mia sensibilità di donna che ogni giorno si deve confrontare con un mondo ancora fortemente maschilista, mi impediscono di vedere nella proposta delle “zone del sesso” una soluzione al problema. Bisogna avere la capacità di distinguere. Da un lato c’è la sacrosanta esigenza dei cittadini di potere vivere in città e quartieri che la sera non si trasformano in mercati del sesso, con tutto l’“indotto” che ruota intorno alla prostituzione e ai luoghi ove essa è praticata. Dall’altro bisogna mantenere saldi alcuni principi a mio avviso irrinunciabili. La prostituzione è sfruttamento allo stato puro, è mercificazione della dignità umana e della donna. La tanto declamata “prostituzione volontaria” non esiste o quanto meno è una percentuale ridottissima del fenomeno. Nelle nostre strade vediamo donne – quando non bambine – schiave del sesso, dei loro sfruttatori e, indirettamente, anche dei clienti, che con i loro comportamenti sostengono questa che è una vera e propria industria della criminalità organizzata. Questo genere di proposte, così come alcuni atteggiamenti tendenzialmente “comprensivi” o “giustificazionisti” con i clienti, sono figlie di una cultura maschilista talmente radicata da essere presente anche tra persone che io so per certo sono sinceramente e genuininamente preoccupate del fenomeno.
Per questo credo sia necessario ragionare seriamente tutti insieme su come conciliare la necessità di restituire ai cittadini la serenità di abitare in quartieri liberi dal fenomeno con il sostegno alle donne per uscire dal racket cui sono sottoposte. Per fare questo però liberiamoci da subito di questo genere di proposte che non aiutano a combattere quella cultura maschilista che vede possibile o quanto meno accettabile la mercificazione della donna.